Enrica Berselli: Radicata

Enrica Berselli_smallNata a Formigine (MO) nel 1984, vive e lavora a Modena. Si laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna e successivamente in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera con una tesi sulla ritualità iniziatica e funebre nell’arte contemporanea. Disegnatrice e pittrice, ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati, fra cui Officine dell’Immagine, La Fabbrica del Vapore e Palazzo Durini a Milano; Palazzo Penna a Perugia; Abnormals Gallery a Berlino. Nelle tele e nei disegni a rapidograph crea opere dalle marcate connotazioni psicologiche, rituali e antropologiche. É del 2012 la sua prima mostra personale, Fusione endogena delle cose, a cura di Chiara Messori ai Magazzini Criminali, nell’ambito di Festivalfilosofia di Modena.

Enrica Berselli - Radicata, 2014, olio su tela, ovale 100x70cm

Enrica Berselli – Radicata, 2014, olio su tela, ovale 100x70cm

Il ciclo della vite –prima dell’intervento antropico che porta alla creazione del vino– è determinato dalla germinazione, dalla crescita, dall’impollinazione, dalla fruttificazione e dalla maturazione, a cui, secondo natura, seguirebbe la putrefazione, la caduta del seme nel terreno e il rinnovamento dell’intero corso. Questi processi, che vanno a configurare meccanismi stagionali di morte e rinascita, venivano percepiti dalle civiltà agricole come il rintocco di un tempo in cui l’essere umano era perfettamente integrato, sia durante la vita che dopo.

Molto prima dell’agricoltura, e prima ancora di produrre oggetti artistici, l’uomo seppelliva i propri morti, mediante pratiche ad alta densità simbolica non necessarie ai fini della sopravvivenza. La ritualità funebre può essere considerata l’atto generativo della cultura. Decrittando i codici simbolici delle sepolture ancestrali, emerge una visione della morte come fase di passaggio verso la rinascita, in cui il defunto ritorna nel grembo della terra come seme pronto alla trasformazione. Su questi presupposti teorici si fonda la ricerca pittorica di Enrica Berselli.

L’opera Radicata presenta un ovale al cui centro un paio di piedi emergono dalla terra, oppure sprofondano in essa. Una terra su cui si è appena vendemmiato, nera e grassa, fertile, piena di humus, foglie secche, raspi d’uva, penne di gallo nero. Fisicamente, i piedi sono il collegamento fra l’uomo e la terra, e costituiscono il vettore corporeo dell’esplorazione e della ricerca. Il simbolismo del piede rimanda alla stabilità, all’origine, alle radici dell’individuo. Questi piedi sono inarcati, ma la loro postura, più che la rigidità del rigor mortis, ricorda la tensione di un orgasmo, o la grazia di una figura coreografica. Sembrano pronti a sollevare dalla sua coltre di foglie l’intero corpo supino, vertendo su un movimento spasmodico della caviglia. Uno degli epiteti del dio del vino era “il Saltante”. I rituali dionisiaci delle menadi erano eseguiti battendo forsennatamente i piedi sul terreno. Durante la raccolta dell’uva, nei millenni precedenti all’impiego delle macchine, i piedi erano lo strumento per estrarre il succo dai grappoli. Il gallo, le cui piume sono impastate alla terra di Radicata, è stato associato a Ermes Psicopompo, perché si diceva che con il suo canto annunciasse ai defunti una vita nuova. Si è poi legato alla simbologia cristiana di rinascita e luce, ed è diventato infine emblema del Chianti Classico.

L’opera di Enrica Berselli si imposta sull’omologia formale fra i reticoli di vene che affiorano sul corpo, le nervature delle foglie, le articolazioni dei raspi e delle radici, le spaccature della terra, per mostrare l’unità -–e la reversibilità continua– di vegetale ed animale, animale ed umano, natura e cultura, vita e morte. Il ritmo tellurico di Radicata racconta del costante rinnovamento della vita attraverso le generazioni, e di quello della conoscenza attraverso la rielaborazione della memoria.

Luiza Samanda Turrini