Giorgio Bernucci: Rondò

Giorgio Bernucci_smallNato a Carpi (MO) nel 1982, vive e lavora in provincia di Modena. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, indirizzo Pittura, diplomandosi nel 2006. Successivamente consegue la Laurea specialistica in Arti Visive nella stessa Accademia. Nelle sue opere, Bernucci, ci propone “scorci urbani, dettagli di architetture e di interni, in cui le forme paiono sciogliersi, liquefarsi, come se il mondo delle cose fosse investito da una vampa che rende tutto plastico e pronto a mutare, o come se noi stessimo guardando il mondo con occhiali che non riescono a mettere a fuoco”. Dal 2011 sono diverse le esposizioni personali e collettive alle quali ha partecipato.

Giorgio Bernucci - Rondò, 2013, olio su tela, 80x80cm

Giorgio Bernucci – Rondò, 2013, olio su tela, 80x80cm

C’è una Fiat Panda in una rotonda.

La rotonda è sulla tangenziale di Modena, la si riconosce subito, è quella del grappolone d’uva, i modenesi a volte la usano come indicazione: “prendi la seconda uscita alla rotonda del grappolo”. Anni fa dei teppisti, probabilmente con una fionda, avevano rotto alcuni di questi grappoli di vetro. Segno forse di non apprezzamento dell’opera, magari una prova di’iniziazione o soltanto esuberanza ormonale.

La Fiat Panda è un epitome dell’auto italiana, piccola versatile, simpatica, chi la guida fa una scelta etica anche inconsapevolmente, non è da fighetti, non è volgare o prepotente come i gipponi, fa onestamente quello che deve fare, portarti dal punto A al punto B. Solo che oggi le linee rette per unire due punti non esistono più, in mezzo hanno costruito le rotonde. Negli ultimi anni le rotonde hanno infestato gli incroci, spesso al centro ospitano opere di dubbio gusto che distraggono il viandante , ma dicono che snelliscono il traffico e ce le teniamo.

Tutto il nostro tempo è di dubbio gusto, ma ce lo teniamo e ci teniamo pure il paesaggio urbano conseguente. Possiamo però dipingerlo, osservarlo da altri punti di vista a cui non avevamo mai pensato prima, raccontarlo con la pratica della pittura. E così diventa qualcosa d’altro, un altro mondo, un mondo che potremmo definire interiore, a volte perfino bello. Perché non bisogna vergognarsi di cercare la bellezza in un quadro, è una delle cose più salvifiche che abbiamo a disposizione.

Ecco, Giorgio è un artista che riflette sul nostro tempo, sul nostro paesaggio, lo dipinge, lo fa molto bene, non ha paura di essere abile manualmente, ed è tutto preso dalla ricerca di una forma di bellezza tutta sua.

Non è un caso che abbia deciso di dipingere una Fiat Panda in una rotonda della tangenziale di Modena, in cui potrebbe ruotare e ruotare in tondo all’infinito, alla ricerca di una via d’uscita che non esiste.

Questo quadro riassume bene la sua poetica. C’è il radicamento con il territorio, c’è lo sguardo sul nostro paesaggio e una bella riflessione sul nostro tempo. E tutto questo è fatto con una tecnica tradizionale, quella dell’olio su tela, una tecnica che seleziona i capaci dai non capaci. Se fai il pittore non puoi ingannare o fare il furbetto: questi sono la tela, i colori, i pennelli, o li sai usare o no. Se non sai dipingere si vede subito, i poseur possono andare a fare video o installazioni, c’è spazio per tutti a questo mondo.

Giorgio no, Giorgio è un pittore, utilizza un mezzo antico, ma con un approccio moderno, un’attitudine contemporanea, lasciandosi contaminare dal proprio tempo e per questo la sua pittura è così affascinante.

Giorgio osserva il mondo e silenziosamente lo dipinge, come sa fare il pittore, come Dio comanda.

Il pittore è l’ultimo del Mohicani e gli piace esserlo, è come il Panda, un animale in via d’estinzione, e ne va fiero.

Andrea Chiesi