Luca De Angelis: Radice

Luca de Angelis_smallNato a San Benedetto del Tronto (AP) nel 1980, vive e lavora a Milano. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino nel 2005. Nel 2013 vince il Premio Francesco Fabbri nella sezione Emergente. Tra le mostre collettive recenti di particolare rilevanza: Simplegadi presso ARTcore Gallery di Bari e Ti va di guardare? Casa Cavazzini a Udine.
La maggior parte dei lavori di De Angelis ha come base di partenza fotografie estrapolate da internet. Le immagini che l’artista sceglie sono spesso prive di un valore estetico compiuto perché hanno una funzione prettamente documentativa. L’autore, con la sua personale ri-costruzione pittorica dell’immagine, obbliga a una dilatazione del tempo di osservazione creando una stratificazione dei significati.

Luca De Angelis - Radice, 2014, olio su tela, 100x80cm

Luca De Angelis – Radice, 2014, olio su tela, 100x80cm

“C’è una fantasia che non può che supportare tutti coloro che della struttura si vogliono non-zimbelli, ed è questa: la loro vita non è altro che un viaggio. La vita è quella del viator. Sono quelli che, in questo mondo, dicono, sono stranieri.” Jacques Lacan

La ricerca di Luca De Angelis s’innesta in un’importante corrente d’investigazione innervata nell’Arte Contemporanea che va nella direzione del metodo antropologico – scientifico – esplorativo. Corrente che si snoda nella traccia della mappatura, di un nomadismo intellettuale ed esperienziale che si alimenta di incursioni in territori e regioni con una particolare metodologia di indagine e di riassunto della stessa. La potenza della sua azione pittorica risiede in una preliminare accoglienza di organismo ancora fetale, per approfondirsi, attraverso la sosta di fronte all’opera, nello svelamento e rilevazione di un carattere invece compiuto di entità determinata e forte.
Pittore ad alto tasso concettuale, De Angelis ha un doppio registro, clinico e poetico. Partendo la sua ricerca da dati storico-scientifici e prelievi d’immagini a bassa risoluzione recuperate dal web, innesca un processo di chirurgia dell’immagine che costituisce la fase più fredda; il lavoro gestuale, cromatico, intenso, della pratica figurativa epurata da ogni orpello retorico e in perfetto stato di equilibrio, sempre precario e sulla soglia in stato di mobilità, fa esplodere la sua arte in una dimensione lirica, più calda, da viator contemporaneo. Evocativo e dirompente, utilizza la finzione come veicolo e il viaggio pittorico come una metodica di diagramma contenendo nella sua opera le configurazioni dominanti del nostro immaginario ovvero spedizione, erranza, dislocazione.

Nelle sue tele, De Angelis, restituisce la natura come concetto e non come spazio: nel lavoro site specific per il Premio Zingarelli – Rocca delle Macìe, la ricerca parte da studi storici sulla civiltà etrusca della zona del Chianti, la coltivazione della vite addomesticata dall’uomo. Il fascino celato del tumulo dell’Argenna che fa da grembo al nucleo centrale del lavoro è un tracciato in cui si rischia di cadere, come sempre accade nelle esplorazioni gestuali e cromatiche di De Angelis, un intrico che evoca e racconta di epoche distanti che si raccordano nella sua narrazione. “Molti vorrebbero semplicemente dimenticare il tempo, perché il tempo nasconde il <principio di morte> (tutti i veri artisti lo sanno). In questa corrente temporale fluttuano i resti della storia dell’arte, con un <presente> che non può difendere né le culture dell’Europa né tantomeno le civiltà primitive o arcaiche; e deve, in compenso, esplorare lo spirito pre- e post-storico, andando là dove i lontani futuri incontreranno i lontani passati”. (2). Si tratta di esperire la fantasia di un abbandono che si lascia trasportare in luoghi remoti e inconoscibili, minimi e inframince, un abbandono basato su una struttura individuale con resistenze a più gradi, ovvero un continuo rimando a passaggi già cifrati ai quali l’artista aggiunge la sua propria trasgressione e strategia per mantenere il centro e suggellando al contempo un patto atletico e mentale tra opera e paradigmi contenuti in essa, in modo da tenere aperto la scambio tra presente e passato e tra avvenuto e avvenire.

Radicato in questa scelta linguistica ben definita e faticosamente tradizionale come la pittura, Luca De Angelis possiede una tale transitorietà, un’inquietudine caratteriale, un agente postmoderno bisognoso di sradicare origini troppo certe, che lo collocano di diritto nello skyline sottile e complesso dei giovani artisti più interessanti e trasversali del panorama artistico contemporaneo.
Jacques Lacan, Il Seminario. Libro XXI. Les non-dupes errent, 1973-74, inedito, lezione del 12 febbraio 1974.
Robert Smithson (1938-1973)

Martina Cavallarin