Martina Antonioni: Ipotesi di Felicità

Martina Antonioni_smallNasce a Milano nel 1986, dove vive e lavora. Nel 2006 si iscrive alla NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, frequentando il corso di Pittura. Si diploma nel 2009 portando con sé l’esperienza dell’Erasmus presso la Universidad de Salamanca – Facultad de Bellas Artes. Nel 2012 conclude la sua formazione accademica con il Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA.
Numerosi i workshop cui ha partecipato: in Arti Visive con Tim Rollins, con il Grupo Etcétera all’interno di Attica Project, con Nomedas e Gediminas Urbonas e con Jens Hoffmann. Il 2012 è l’anno della sua prima mostra personale Dentro la stanza a cura di Emanuele Beluffi alla Galleria Bellinzona di Milano.

Martina Antonioni_Ipotesi di Felicità, 2013, acrilico e matita su tela, 100x100cm

Martina Antonioni – Ipotesi di Felicità, 2013, acrilico e matita su tela, 100x100cm

Dinanzi al lavoro di Martina Antonioni siamo invitati a un percorso tra il vuoto e il silenzio. Il vuoto non come negazione o assenza ma origine misteriosa di infinite possibilità, il silenzio come fine di un suono e inizio di molteplici suggestioni legate all’ambiente. Lo spazio e la pausa tendono a imporsi, dunque, sulla forma e il suono, generando un insolito ed estraniante affastellamento di strutture non materiali come il ritmo e il concetto, il racconto e la trama.

Nell’opera in concorso Ipotesi di felicità il vuoto diviene la fonte di ogni forma e il luogo di assorbimento di ogni forma. Perfettamente in linea con il tema della 3a edizione del Premio Zingarelli – Rocca delle Macìe 2014, Silenziosi Racconti, il vuoto, inteso anche come sfondo, evidenzia il gusto per le storie secondarie, per i racconti intimi e silenti generati in solitudine e accompagnati dal quotidiano trascorrere del tempo. Lasciando che la figura imploda verso il centro, catturata da una linea tagliente, ciò che sta dietro viene selezionato e sintetizzato da un automatismo del segno grafico, ma non può essere annullato; all’horror vacui si sostituisce un amor vacui.
In questa surrealtà astratta, onirica ma contemporaneamente ordinaria e concreta, il suono non si distingue dal rumore, così come il segno dalla forma e il vuoto dalla sfondo, perché è il silenzio a generare il suono, senza strategie di carattere estetico o gerarchie. Così le opere di Martina Antonioni nascono dalla indefinita imperfezione che caratterizza la vita, condensano racconti personali e collettivi, puntano l’attenzione ai margini delle storie, dove immaginario e reale, linea e colore si incontrano, accogliendo l’una nello spazio incompiuto dell’altro, lasciando trasbordare l’una l’esuberanza dell’altro, in una infinita trama in divenire.

Marta Gabriele