Micaela Lattanzio: Punto di origine

Micaela LattanzioNasce a Roma nel 1981, dove vive e lavora. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma laureandosi nel 2005 in Decorazione. Durante il percorso formativo, nel 1998, vince il Premio Diritti dell’Uomo. Nello stesso anno partecipa alla realizzazione di un mosaico per la manifestazione Enzimi. Nel 2003, grazie a una borsa di studio, soggiorna un anno a Valencia in Spagna dove perfeziona le tecniche legate al linguaggio audio-visuale e di regia. Tra il 2006 e il 2008 partecipa all’installazione “547”, un progetto presentato alla Farnesina e al Ministero degli affari esteri di Parigi. Di particolare interesse le partecipazioni alla collettiva intitolata Impronta globale presso la Fondazione Barruchello (ISA) e al museo Muspac dell’Aquila.
Micaela Lattanzio, nelle sue opere, “costruisce architetture naturali, erige immaginari edifici terrestri dove ricerca l’essenza primordiale dell’universo. L’artista genera nuovi spazi e delinea nuovi modi d’intendere l’uomo”.

Micaela Lattanzio_Punto di origine, 2014, manipolazione digitale e papercut, 70x70cm

Micaela Lattanzio – Punto di origine, 2014, manipolazione digitale e papercut, 70x70cm

L’opera presentata da Micaela Lattanzio è il frutto di una complessa ricerca formale, filosofica e insieme estetica.
L’occhio complice dello spettatore è l’attore prescelto dell’artista.
Un gioco sottile in cui la ripetizione modulare dell’eguale ci culla e accompagna in uno stato di perenne stupore.
Partita dallo studio dei rosoni delle chiese Toscane, Micaela intaglia minuziosamente piccoli stralci di fotografie diverse, dando vita a un armonioso progetto visivo.
L’artista ricrea paesaggi circolari: architetture inusuali il cui centro nevralgico ingloba lo sguardo divenendo allo stesso tempo varco prospettico verso un altrove ancora da immaginare.
Vortici veri e propri- realtà parallele edificate dall’artista – incoraggiano una sincera e compiuta meditazione.
Il cerchio, cornice e insieme perno semantico dell’opera, ci indirizza e si tramuta in finestra sulla nostra società.
Se è vero che le forme culturali rispecchiano al meglio le logiche e le strutture economico- politiche di una collettività, la necessità morale di cui ci parla Micaela ha la forza di metterci in contatto con il nostro io più intimo.
Una critica profonda quella presentata nei suoi lavori e un invito a ripensare le tradizioni che ci hanno caratterizzato per millenni.
La nostra esistenza un tempo era legata allo scandire del tempo, alla sua forza creatrice e al fluire delle stagioni; in una continua comunione tra noi e il tutto il legame che più ci caratterizzava era sicuramente quello con la terra .
Il diverso rispetto di ciò che ci circondava e verso ciò che producevamo garantiva un connessione profonda con il visibile, con il suo sorgere e morire.
Oggi è sempre più difficile rintracciare questo primordiale rapporto, superare quelle che sono le nostre consuete categorie e abitudini.
Da custodi consapevoli a esseri incapaci di riconoscere la bellezza intorno a noi: è questo il monito che oggi l’artista ci vuole affidare.
Il Cerchio simbolo dell’Armonia e di tutto ciò che è celeste è la forma estetica di questa idea.
Un’unità perfetta dove la luce  irradiata dona senso alle forme, vita e materiale concreto allo spazio sacro descritto da Micaela.
Il paesaggio non più’ concepito come una successione statica ma anzi come soggetto attivo di costruzione linguistica, figurativa e figurale di un’epoca.
Insieme di immagini ordinate e insieme organismo mitopoietico.

“Il cosmo non è stato generato per te, bensì tu fosti generato per contemplarlo!”  cit. Giamblico

Ilde Cavaterra