Simone Del Pizzol: Per Sei Grappoli

Simone Del Pizzol_smallNato a Milano nel 1979, vive e lavora in provincia di Padova. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove consegue nel 2004 il Diploma Accademico in Pittura e successivamente nel 2007 il Diploma Accademico Specialistico nella stessa sezione.
Dal 2003 inizia a esporre e a collaborare con architetti e artisti di fama internazionale come Kiki Smith, Lebbeus Woods, Cai Guo-Quiang e Zaha Hadid.
Pittore ed esponente della giovane incisione contemporanea italiana, ma anche fotografo e artista concettuale, si appoggia alla storica Stamperia d’Arte Busato di Vicenza. Il suo lavoro, di respiro internazionale, lo ha visto presente in importanti manifestazioni dedicate all’incisione in Francia, Slovenia e Brasile.

Simone Del Pizzol - Per sei grappoli, 2014, mista su tavola, 97x68cm

Simone Del Pizzol – Per sei grappoli, 2014, mista su tavola, 97x68cm

Il linguaggio di Simone del Pizzol fa leva sull’accento tropologico dell’espressione: nei suoi lavori infatti, simboli, allegorie e metafore prendono forma nella combinazione di immagini, negli accostamenti di figure e nell’uso arbitrario di segni linguistici che svelano una sintassi, apparentemente costruita sul “non sense”, ma in realtà ben salda nelle intenzioni narrative.

Nell’opera Per sei grappoli, pensata e realizzata per la terza edizione del Premio Zingarelli Rocca delle Macie, è particolarmente evidente la poetica dell’artista che ha trovato nell’araldica il leitmotiv per rappresentare la ricchezza di tradizione, di storia, di qualità, di passione che sono gli elementi chiave per la produzione del Vino Chianti Classico.

Il gallo nero, simbolo della Lega del Chianti e icona del consorzio del Vino Chianti Classico, emerge a più riprese nel lavoro venendo a creare una sorta di pattern ornamentale, ripetitivo nella forma ma declinato nella decorazione, che domina la composizione lasciando trasparire l’icona della toscanità – il giglio – come sostrato di antiche storie, di “racconti (più o meno) silenziosi” e di leggende che hanno contribuito alla scrittura del territorio.

Anche la serie di fiori bianchi e stilizzati che radicano sulla tela come ricami di matita su carta, hanno una precisa collocazione nel campo simbolico e dei rimandi alla terra del Chianti: se da una parte l’artista si è ispirato alle tappezzerie del Castello di Brolio, dall’altra parte la precisa intenzione acromate delle figure sta ad indicare l’importanza della partecipazione individuale e collettiva (dalle maestranze vignaiole, alle istituzioni, dal turista, alla cantina, ai ricercatori) per dare vita, e quindi futuro, alla tradizione, cosicché essa possa svilupparsi e prendere colore. Metaforicamente si tratta per l’artista di riconoscere il ruolo importante dell’innovazione come auspicio per mantenere alta l’eccellenza che il territorio nelle sue peculiarità già possiede.

Il tema della ricerca e della trasmissione della conoscenza che conducono lo svolgersi della storia del Vino Chianti Classico sono evidenziati dalla figura del triedro come emblema degli studi scientifici e ricerca di perfezione; il solido, deposizione astratta e presenza concettuale, avvolge l’uomo – custode della sapienza – e tocca in un vertice il calice di vino, contestualmente punto di arrivo e partenza di ogni tappa evolutiva, segno di condivisione e solidarietà nella forma del brindisi: tre facce per sapere, saper fare, saper essere.

Da contraltare all’immaterialità fondante della conoscenza, Del Pizzol celebra la concretezza del risultato raggiunto dal Vino Chianti Classico con la scelta tecnica del polimaterismo (legno, gesso, carte, cartoni, scotch) che si inserisce nella struttura dell’opera centrata sul binomio “tradizione/innovazione”, “storia/futuro”, “uomo/cultura”, il tutto elaborato con un linguaggio simbolico che lascia aperta l’interpretazione sul processo di trasformazione reale e immaginario del territorio del Chianti Classico.

Alice Zannoni